Cesira, mettiti comoda, hai lavorato tanto e a lungo

Cesira, mettiti comoda, hai lavorato tanto e a lungo

di Patrizia Cesari


Sapevo che sarebbe stato bello incontrarti, me lo sentivo e Francesca ha fatto le presentazioni.
Poi è arrivata anche Silvia e la stretta di mano con Sergio.
-Vedi, faccio come te, parlo con la foto!
Tu lo facevi con Michele ed io lo faccio con la copertina che ti ritrae.
Sei davvero bella, quasi ieratica, perché fai quella faccia? Non ti piace questa parola, ok, provo a semplificare. Cesira hai un portamento quasi solenne, anche se scorgo un po’ di dolcezza nello sguardo. Hai raggiunto il tuo obiettivo? Credo di sì!
E sono felice per te
Hai atteso, sperato, riempito le giornate con il lavoro e la dedizione, porti con orgoglio il tuo nome, sei rimasta fedele alle tue origini.
Sei orgogliosa e volitiva, forte e capace.
Ignorante ma luminosamente intelligente.
Sai far di conto meglio di chiunque altro.
Sai comandare e lavorare accanto a chi lo fa per te.
Sai cucinare e offrire cibo sano, certo tutto quel brodo di pollo!!!
Sei madre nel modo che puoi, forse non è il ruolo che ti riesce meglio, ma so che hai fatto del tuo meglio.
Hai amato un solo uomo ed hai continuato a farlo post mortem.
Hai visto partire i tuoi figli.
Hai fronteggiato loschi figuri.
Hai attraversato i due conflitti mondiali.
Sei diventata padrona di un luogo che non ti apparteneva per geografia, ma lo hai fatto tuo con l’impegno profuso.
Hai allevato, curato, coltivato, raccolto e messo a dimora.
Hai sempre aiutato chi ne aveva bisogno.
Hai visto nascere i tuoi nipoti ed aiutato altre donne a partorire.

Sei stata una grande donna ed io ho voluto conoscerti meglio.

Il romanzo è ricco, poderoso e generoso. Un pezzo di Storia d’Italia raccontato con grande maestria. Con innumerevoli curiosità da trascrivere e mandare a memoria.
Ho viaggiato tra la Toscana, nelle terre della Val di Chiana; sono stata a Napoli ed ho assistito alla nascita dei Grandi Magazzini Mele. Ho mangiato un dolce della pasticceria Caflish.
Ho preso treni su e giù per lo stivale con Cesira.
Poi siamo approdate in Puglia.
Non è stato facile farsi spazio, ma tu ci sei riuscita.

Grazie per i pomodori, ho scoperto come sono arrivati e come sono stati accolti nel nostro paese.

Grazie per le spighe di grano lasciate in dono per le donne dopo il grande raccolto.
E per i frutti “dimenticati” sui rami per far felici altre mani.❤️

Grazie per il tiraturo (cassetto).
Per il ruoto di rame.
Per il doni funebri.

Chiudo le pagine con commozione sincera e ancor più sincera gratitudine verso uno scrittore che ha saputo raccontare con meticolosità e leggerezza poco meno di un secolo di Storia del nostro Paese.
Anzi, prendo in prestito una frase che compare a pagina 254: Mantenersi leggero e fluttuante sulle cose.
È una caratteristica che apparteneva a Michele, al mitico e simpatico dottor Rossi.
A lui faccio una timida carezza.❤️

Grazie!

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