Il tempo di un viaggio. La luce degli incendi a dicembre
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di Adele Filograna
Ho avuto il piacere di ascoltare Matteo Bussola lo scorso 20 aprile nel Chiostro dei Carmelitani a Nardò, durante un evento dal titolo “Abitare la fragilità”. È stato un incontro che mi ha sorpreso e affascinato al tempo stesso. Bussola è una persona gentile, dall'eloquio diretto e semplice; un uomo che sembra parlare direttamente alla tua anima mentre mette a nudo la propria. Mi ha profondamente colpito con i suoi aneddoti personali: il suo ruolo di padre, il rapporto con la figlia più piccola e quello con il proprio genitore, ma anche le riflessioni sul lavoro e sui sogni, che vanno sempre rincorsi e afferrati.
Spinta da quelle forti emozioni, quella sera ho acquistato il suo libro, La luce degli incendi a dicembre, e la lettura non mi ha assolutamente deluso.
Al centro della storia ci sono Margherita, Marcello e un viaggio in treno. Ho sempre considerato il treno il luogo ideale per gli incontri. Appartengo a una generazione che nello spazio di uno scompartimento, cullata dal dondolio delle rotaie , ha vissuto le conoscenze più vere, insperate e autentiche. In un'epoca in cui mancavano i cellulari, quel tempo sospeso lo si impiegava per aprirsi agli altri, scambiarsi confidenze e confrontarsi. Poi, alla fine del viaggio, talvolta ci si scambiava l'indirizzo di casa, pur con la dolce certezza che probabilmente non ci si sarebbe visti mai più.
L’incontro tra Margherita e Marcello mi ha riportato alla memoria quei momenti. Qui, però, non c’è più la leggerezza dei vent’anni o la sensazione di avere tutta la vita davanti.
Margherita è una donna adulta in fuga, che si ritrova a fare i conti con le promesse mancate della vita e dell'amore. Rappresenta la crisi profonda di chi ha cercato di rispondere solo alle aspettative degli altri, finendo per appiattirsi in ruoli che non la rappresentavano più.
Marcello è un uomo di ritorno, apparentemente rassegnato alla sua routine familiare, che viaggia appesantito dal dovere di restare e dalla preoccupazione per il futuro di sua figlia.
Lei cerca una via d'uscita dal proprio passato, lui tenta di proteggere il domani; l'una si muove cinica e disillusa, l'altro è ancora fiducioso e spinto dall'urgenza di ritrovarsi.
È una storia che incarna perfettamente la celebre massima attribuita a Ralph Waldo Emerson: "La vita è il viaggio, non la meta".
Il loro è un incontro senza difese, in cui due adulti profondamente feriti si trovano e, insieme, abbandonano la rassegnazione per tornare ad abitare la speranza. Ci insegnano che non esiste un'età limite per cercarsi, amarsi e trovarsi, persino nei pochi metri di una carrozza.
La promessa è quella di un sentimento nuovo, capace di divampare all'improvviso, proprio come la luce degli incendi a dicembre: una scintilla destinata a resistere o a spegnersi una volta arrivati all'ultima stazione.