Sirene senza enigmi, o della città che ci sa leggere dentro
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di Vincenzo Candido Renna
C’è una soglia che ogni libro degno di questo nome attraversa: quella in cui la storia smette di appartenere agli altri e diventa tua. Accade di rado. Così come accade di rado che, in una sera d’estate al Giardino dei Lettori della Biblioteca Comunale Achille Vergari di Nardò – luogo che sembra nato per custodire le parole senza casa – un romanzo ti raggiunga con la forza discreta e inesorabile di chi ha saputo attendere il momento giusto.
Mariano Rizzo, nato a Bari da famiglia salentina e tra gli interpreti più sensibili delle ferite della storia meridionale, ha presentato Sirene senza enigmi. Un’indagine di Oscar Wilde (Besa Muci). Con sé non ha portato soltanto un romanzo, ma una domanda antica: quante vite si consumano perché incapaci di accettare ciò che sono? Margherita Macrì, editor e insegnante di lunga esperienza, ha guidato il dialogo con la precisione di chi conosce le vene nascoste dei testi. Donato Chiarello, attore e autore, ha restituito voce alle pagine trasformando la lettura in respiro condiviso. Il flauto di Gianluca Milanese, protagonista della scena musicale nazionale e internazionale, ha dato forma a ciò che le parole lasciavano sospeso.
È il 1897. Oscar Wilde arriva a Napoli. Non è più il dandy che aveva conquistato Londra con la sua ironia, ma un uomo uscito dal carcere di Reading dopo la condanna per sodomia, segnato nel corpo e nell’anima, in cerca di un luogo dove poter esistere senza maschere. Viaggia sotto il nome di Sebastian Melmoth, quasi che cambiare identità potesse alleggerire il peso della propria storia.
Napoli lo accoglie come sa fare: mostrando insieme splendore e miseria. In un caffè incontra Matilde Serao che, ignara della sua identità, gli parla proprio di Wilde come di una minaccia morale. Oscar ascolta, replica con la sua elegante ironia, lascia il conto a lei – un’offesa raffinata – e scompare nelle viscere della città. Da quel momento Napoli diventa il romanzo, e il romanzo diventa Napoli.
Rizzo costruisce un labirinto barocco dove ogni pietra custodisce una verità nascosta. C’è Basilio, pescatore colto e misterioso; Virginia Demers, giovane soprano prigioniera del destino deciso da altri; Nietta, governante che orienta le vite altrui; Ernesto da Gerola, elegante mercante e uomo d’affari oscuri; don Simone, sacerdote che trasforma reliquie e confessioni in un teatro della fede; e Lino Stansione, il fittacamere che l’autore ha confessato di amare come si ama un personaggio diventato persona. Tutti condividono la stessa natura: sono doppi. Dietro ogni volto ce n’è un altro, e forse un altro ancora.
Il doppio non è un espediente narrativo, ma il cuore del libro. Scrivere di Oscar Wilde, autore del Ritratto di Dorian Gray, significa confrontarsi inevitabilmente con quella frattura tra essere e apparire. Come il capolavoro wildiano, Sirene senza enigmi costringe il lettore a guardarsi dentro, ma lo fa con leggerezza, ironia e una sorprendente luminosità. Dopo il rigore dei romanzi precedenti, Rizzo lascia entrare il sole: nelle battute, nel melodramma, nella Lucia di Lammermoor, nel San Carlo, nel dialetto napoletano che attraversa la lingua come una lama gentile.
Ma la serata non è stata soltanto letteratura. È stata memoria civile. Quando Rizzo ha osservato che la condizione femminile e l’omofobia del 1897 non sono poi così lontane da quelle di oggi, nella biblioteca è sceso un silenzio denso. La cultura, ha detto, è sotto attacco. Cresce un’ignoranza costruita, funzionale al potere. Per questo gli scrittori hanno il dovere di raccontare la storia: perché solo ciò che viene narrato può ancora insegnare.
Oscar Wilde fu condannato per ciò che era. Napoli venne risanata cancellando interi quartieri e migliaia di storie. Quante cicatrici pretendiamo ancora di rendere invisibili per sentirci innocenti?
La serata apparteneva alla settima edizione di Aspettando… Crocevia per lo Ionio, il percorso che conduce al festival letterario di Nardò del 26, 27 e 28 agosto 2026. Nei ringraziamenti della conduttrice Silvia Muci al Presidio del Libro di Nardò, all’associazione Sogni di Carta, alla Libreria Fiore Mondadori, alla Consulta della Cultura, alla Biblioteca Comunale Achille Vergari, al consigliere delegato alla Cultura Francesco Plantera e agli sponsor tecnici Renna Studio Legale e Tecnomed Centri Diagnostici, si avvertiva il senso di una comunità che continua a credere nella cultura come necessità vitale, prima ancora che civile.
Il libro nasce nella notte tra il 7 e l’8 maggio 2023, in una casa quasi vuota, con tra le mani La casa dei melograni e la fiaba Il pescatore e la sua anima. Quella notte, quella casa e il viaggio a Napoli del mattino seguente diventano l’origine di tutto. Rizzo racconta che è stato Oscar Wilde a scegliere lui, non il contrario. E gli si crede. Alcuni libri non si scrivono: si attraversano. Come un innamoramento. Come una rivelazione.
Il risultato è una Napoli del 1897 che respira, mente, accoglie e ferisce con la stessa intensità di quella contemporanea, osservata dagli occhi di un uomo che aveva perduto tutto e cercava soltanto un luogo dove poter essere, finalmente, se stesso.
Aspettando… Crocevia per lo Ionio si concluderà il 18 luglio 2026 con la presentazione di 2027. Fuga dalla democrazia di Sergio Rizzo. Poi sarà il tempo del festival. E Nardò, ancora una volta, si confermerà una città in cui sono le storie a cercare chi è disposto ad ascoltarle.